Apro questo Blog perché ho deciso che ora basta.
Basta con la disinformazione.
Basta con le truffe legalizzate.
Basta restare a guardare.
Basta rimanere nel silenzio.
Oggi la conoscenza, l’informazione, sono il potere.
Potere di scegliere e cambiare.
Potere di agire uniti.
Per rivoltare la situazione a favore di tutti e non di pochi.
Diffondiamo insieme l’informazione reale.
Diffondiamo insieme la conoscenza.
Riprendiamoci in mano il potere.

19 febbraio 2006

Ancora sulla Censura in Rete

Cisco, Yahoo, Google e Microsoft fronteggiano il parlamento americano e si difendono: la censura in Cina è tremenda, ma inevitabile. E chiedono la creazione di una lega mondiale per tutelare la libertà d'espressione online.

La censura in Cina? "Una cosa tremenda, ma impossibile da evitare", ha dichiarato il portavoce di Yahoo! nel giorno del confronto con la commissione per gli affari internazionali del parlamento federale statunitense. "Essere in regola con le leggi", ha poi suggerito, "è il massimo che possiamo fare: noi, semplice azienda, non possiamo certo dettare legge ai governi dei paesi che ci ospitano". Il delegato del motore di ricerca californiano, affiancato dai rappresentanti di Cisco, Google e Microsoft, ha dovuto difendere le attività cinesi dalle violente accuse scagliate da politici, accademici e giuristi. "Scendete a patti con le dittature, vergognatevi", ha gridato il parlamentare Tom Lantos: "Non capisco come i vostri manager possano dormire sonni tranquilli", ha poi detto rivolgendosi a Yahoo.

Presieduto dal senatore Christopher Smith, il tavolo delle consultazioni si è presto trasformato in un incalzante susseguirsi di smentite, colpi di scena e confessioni. Le aziende nel mirino chiedono innanzitutto l'aiuto degli Stati Uniti, in veste di mediatori diplomatici ed economici, affinché le condizioni democratiche della Repubblica Popolare Cinese possano migliorare.

Una esigenza "importantissima", stando a quanto afferma Microsoft: la multinazionale di Redmond, presente in Cina da solo nove mesi, e già forte di tre milioni e mezzo di utenti su MSN Search, ha messo in luce il problema delle leggi locali. "Il problema della censura ci rende molto tristi ed è un grandissimo scoglio", ha detto il portavoce, "tuttavia dobbiamo continuare ad essere produttivi e non possiamo abbandonare il paese o pretendere di ignorare le leggi locali sul controllo dell'informazione".
L'esponente di Microsoft, ricerche di mercato alla mano, ha quindi affermato con ottimismo che "MSN Blog", nonostante
sia pesantemente censurato, "ha dato comunque modo ai cittadini cinesi di essere più informati su argomenti come SARS, diffusione dell'HIV ed influenza aviaria", partecipando così ad un "lento processo di democratizzazione". Questa, a detta dell'emissario di Redmond, sarebbe la dimostrazione di una convivenza possibile tra aziende occidentali e regime cinese.

Google sembra avere due pesi e due misure: "Google.cn è solo la versione di Google in cinese, pensata per gli utenti cinesi e regolamentata secondo le esigenze del governo cinese", ha detto il portavoce del re delle ricerche online. La presenza in Cina, ha specificato il portavoce, implica il "rispetto delle leggi locali". "Noi abbiamo pensato di avvertire gli utenti che i risultati di ricerca visualizzati su Google.cn possono essere differenti da quelli che si trovano su Google.com", ha aggiunto.
Il colosso di Mountain View è fondamentalmente favorevole ad un intervento degli Stati Uniti per far nascere di una task force mondiale per la libertà d'espressione, finanziata dai grandi player del mondo di Internet.


Cisco ha quindi negato di avere un ruolo nelle censure operate da Pechino nei confronti degli utenti Internet: "Gli apparecchi prodotti da Cisco sono utilizzati negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, nei paesi arabi e persino in Cina: le infrastrutture che la Cina usa per censurare", ha specificato il portavoce del colosso delle telecomunicazioni, "sono esattamente le stesse che vengono utilizzate per togliere la pornografia dalle intranet aziendali o per proteggere le istituzioni dagli assalti di cracker e malintenzionati".
Cisco ha ribadito che i suoi prodotti non sono "progettati per la censura", come molti utenti e sostenitori delle libertà digitali hanno più volte denunciato, bensì "servono per inseguire la speranza che Internet diventi un barlume di democrazia per l'umanità liberata dalle dittature".


La Cina è un mercato gigantesco ed appetibilissimo, con 110 milioni di utenti Internet ed indici di crescita economica folgoranti. Il senatore Smith ha ricordato alle aziende che "qualsiasi tipo di cooperazione con le tirannie non giustifica nessun tipo di guadagno", specie quando vengono messi a disposizione "strumenti che rendono possibile la dittatura e la repressione dei diritti umani".


Tratto da
Punto Informatico


Che gli Stati Uniti possano "aiutare" il resto del mondo attraverso una Task Force Mondiale sulla Libertà d'Espressione..mi pare veramente poco probabile..sopratutto alla luce delle ultime rivelazioni.

Censura della Rete? Di Più...

Il Pentagono ha messo a punto un'intera strategia per controllare internet e il libero fluire delle informazioni. Il piano compare in un documento recentemente divenuto accessibile, “The Information Operations Roadmap”, che è stato consultato sotto la FOIA (Freedom of Information Act) e svelato in un articolo alla BBC.

Il Pentagono vede internet nei termini di un avversario militare che rappresenta una minaccia vitale alla sua affermata missione di dominio globale. Ciò spiega il linguaggio conflittuale del documento che parla di “combattere la rete”; sottintendendo che internet è l'equivalente di “un'arma del nemico".
Il Dipartimento della Difesa attribuisce un gran valore al controllo dell'informazione. Il nuovo programma esibisce la loro determinazione a stabilire i parametri della libertà di parola.
Il Pentagono reputa essenziale l'informazione per la manipolazione delle percezioni pubbliche e, pertanto, la considera un elemento cruciale per indurre il consenso alle politiche impopolari. Le recenti rivelazioni sui militari che hanno fatto propaganda nella stampa estera, dimostra l'importanza data al cooptare l'opinione pubblica.

La guerra all'informazione è usata per creare una nuvola impenetrabile attorno alle attività del governo in modo che le decisioni siano prese senza dissenso. La cortina fumogena di falsità che avvolge l'amministrazione Bush non riguarda tanto la prevaricazione sui politici quanto una politica chiaramente articolata di offuscamento.
“The Information Operations Roadmap” è destinata unicamente a sovvertire il principio di una cittadinanza informata. Il nemico, ovviamente, sei tu, caro lettore, o chiunque rifiuti di accettare il proprio ruolo di banale ingranaggio nel nuovo ordine mondiale. Confiscare internet è una maniera prudente per controllare ogni pezzo di informazione su cui uno si imbatte dalla culla alla tomba: del tutto necessario per un disciplinato stato di polizia.
L'“Information Operations Roadmap” (IOR) raccomanda che le operazioni psicologiche (Psyops) “dovrebbero considerare uno spettro di tecnologie per disseminare la propaganda nel territorio nemico: veicoli aerei comandati a distanza, "sistemi miniaturizzati di diffusione vocale da disperdere sul territorio", dispositivi wireless, telefoni cellulari e internet.”
Nessuna idea è troppo costosa o troppo spinta per sfuggire dalla seria considerazione dei capi del Pentagono.

Il Dipartimento della Guerra sta pianificando di infiltrarsi in ogni area di internet, dai blog alle chat, dai siti di sinistra ai commenti editoriali.
L'obiettivo è di sfidare ogni frammento di informazione che appaia sul web e che possa contrastare la versione ufficiale: la fiaba del benefico intervento Americano a promuovere la democrazia e i diritti umani su tutto il pianeta.

Lo IOR aspira a "fornire il massimo controllo sull'intero spettro elettromagnetico" e a sviluppare la capacità di "mettere fuori uso o distruggere l'intero spettro dei globalmente emergenti sistemi di comunicazione, sensori, e sistemi d'arma dipendenti dallo spettro elettromagnetico". (BBC)

14 febbraio 2006

Il Coraggio della Verità

"Noi sosteniamo tutte le intifade, le grandi sollevazioni dal Medioriente all'America latina. [...] Noi siamo per la fusione della rivolta contro l'occupazione straniera imperialistica e le lotte sociali dei lavoratori iracheni. [...] Noi siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe. Tutti gli episodi in cui ci sono stati nostri caduti rientrano in tutto e per tutto nelle responsabilità d'una missione militare al servizio dell'Eni".

Queste le parole rilasciate ieri in un'intervista al Corriere della Sera da Marco Ferrando, esponente della sinistra radicale di Rifondazione Comunista.

E queste parole hanno sollevato lo sdegno popolare del mondo politico, nella maggioranza e successivamente nell'opposizione. E dopo precise analisi, dopo aver sviscerato alcune tematiche delle quali parla Ferrando, le stesse parole hanno (probabilmente) causato lo sdegno dell'opinione pubblica della Nostra Nazione Televisiva, impunemente risvegliata dall'ennesima puntata del nuovo Reality Show.

"Ferrando è più adatto ad Hamas che al Parlamento italiano. [...] Ferrando porta più avanti il pensiero dicendo che è legittimo sparare contro i nostri soldati". La replica del dipendente Gasparri.
"Credo che nessuno voglia sentire affermazioni di questo tipo e mi sono chiesto perchè questo Ferrando voglia cercare di aiutare Berlusconi a vincere le elezioni e chi lo mandi a svolgere questo compito". La replica del dipendente D'Alema.
"Le posizioni di Ferrando non esprimono neppure lontanamente quelle del partito". La precisazione del responsabile Esteri di Rifondazione Comunista Gennaro Migliore.

Eh già! La fiera delle repliche sdegnate, dei comunicati di scostamento da quelle dichiarazioni.

Ma c'è anche chi ha detto qualcosa di interessante:
"Quella di Ferrando è la tesi implicitamente accolta da tutta l’Unione, che qualifica le truppe italiane in Iraq come truppe di occupazione". Firmato: Francesco Cossiga.

Le truppe (italiane) in Iraq come truppe di occupazione.
Truppe di occupazione.
Occupazione.

Non voglio aggiungere altro.
Complimenti Marco Ferrando.
Per il Coraggio delle Idee.
Per il Coraggio della Verità.

07 febbraio 2006

Grazie Studio Aperto!

Più passa il tempo, più mi rendo conto che "Iodellavitanonhocapitouncazzo!". Come recita una strepitosa, quanto veritiera canzone di CapaRezza.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

Finalmente ho saputo che a Paolo Calissano la cosa che manca di più è la libertà.
Pover'uomo, messo in ginocchio dalla cocaina. Una storia sparsa ai 4 venti, una fine tremenda per uno degli eroi della Nostra Nazione Telvisiva. Ma ora è in riabilitazione, rinchiuso in comunità, ma in riabilitazione.
E ora mi sento più tranquillo.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

Finalmente ho saputo tutto sul Meteo.
Una nuova ondata di gelo sta per colpire la Nostra Nazione Televisiva.
Ma grazie ai continui agigiornamenti - 3 per ogni edizione, 4 edizioni (repliche comprese) al giorno, più 4 Meteo indipendenti al giorno (circa): in tutto fa 16 aggiornamenti meteo al giorno - non avrò problemi.
E ora sono più tranquillo.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

Finalmente ho saputo che la Fiaccola Olimpica è al sicuro.
I soliti NO TAV che non pensano mai alla dignità della Nostra Nazione Televisiva, affiancati dai soliti NO GLOBAL (che non mancano mai) avevano provato a contestare la Fiaccola in Val di Susa. Per fortuna è finito tutto bene.
E ora sono più tranquillo.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

Finalmente ho scoperto che la religione Islamica non permette le Raffigurazioni di Maometto.
Che per la religione Islamica la raffigurazione del Profeta equivale ad una bestemmia per la religione Cattolica, punita giuridicamente nella Nostra Nazione Televisiva.
E ora sono più tranquillo.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

Finalmente so pure che c'è chi ha ucciso per questa storia delle Vignette.
E questo dispiace. Se sarà confermato dalle indagini, questo dispiace.
Anche se il maggior indiziato pare sia collegato al racket della prostituzione.
E ora sono più tranquillo.

Ma quali preoccupazioni?
Ma quali turbamenti?
Ma quali apprensioni?

C'è Studio Aperto.
Ci pensa il TG a fugare ogni mia preoccupazione.
Ci pensa il TG a fugare ogni mio turbamento.
Ci pensa il TG a fugare ogni mia apprensione.
Grazie Studio Aperto!

L'informazione libera! Se non ci fosse bisognerebbe inventarla!


In coda, mi sollazzo anche per il tempestivo sondaggio di "Secondo Voi". proprio sulla questione delle Vignette Islamiche.
Con le consuete ottime deduzioni derivanti direttamente dalle domande poste alla gente comune, e montate con sapienza magistrale.
Alla fine del programma appare una schermata che invita il TeleSpettatore a contattare via mail la redazioni per suggerimenti, proposte e contestazioni.

Ma le contestazioni le mettono in onda in estate?

Il DRM può Uccidere le Biblioteche

Questo l'allarme di una delle maggiori istituzioni culturali del Mondo. Le tecnologie di protezione dei contenuti possono trasformare le opere in un sapere elitario, contraddicendo secoli di lavoro e di crescita sociale.

L'editoria digitale è ad un bivio e una scelta sbagliata potrebbe segnare il futuro delle biblioteche e della libera circolazione del sapere. Queste le preoccupazioni che ha voluto rendere pubbliche British Library, l'istituzione bibliotecaria più importante del Regno Unito.

Il ragionamento è semplice: l'incremento della produzione digitale, a scapito di quella cartacea, potrebbe creare in futuro seri ostacoli per la fruibilità e circolazione delle opere. E questo perché l'uso pervasivo delle soluzioni DRM (Digital Rights Management) si traduce sempre più spesso in un impedimento all'uso legittimo delle opere da parte delle biblioteche. Come a dire cioè che le prossime generazioni potrebbero trovarsi nella condizione di non poter accedere liberamente a migliaia di testi.

British Library, ogni anno, investe l'equivalente di circa 2,9 milioni di euro per acquistare contenuti digitali, come magazine e manuali, una fetta consistente dei 123 milioni che compongono il proprio budget. Ma, affermano ora i responsabili dell'importante istituzione britannica, dal 2020 il 90% delle opere sarà distribuito in formato digitale, trasformando le biblioteche in mediateche, costringendole a vivere la gestione del diritto d'autore come un "problema" quotidiano.

"Abbiamo sempre cercato di mantenere equilibrato il rapporto tra il pubblico interesse e i diritti di chi detiene il diritto d'autore sulle opere. Ma l'avvento del digitale potrebbe disturbare questo equilibrio, e scontrarsi con gli interessi culturali nazionali", ha dichiarato Clive Field, direttore della British Library.
Alle biblioteche è permesso di dare accesso ai testi grazie ad una clausola "di privilegio" presente nelle normative dedicate, ma l'adozione da parte degli editori di tecnologie DRM potrebbe far decadere questo vantaggio, che oggi viene considerato costitutivo di una società aperta e centrale per la diffusione della conoscenza.
Per questo motivo, la Libraries and Archives Copyright Alliance (LACA), organizzazione che rappresenta le istituzioni bibliotecarie anglosassoni, si sta impegnando per ottenere un aggiornamento delle norme, per evitare che confliggano con gli interessi della collettività.
In una nota, LACA spiega: "(...) vi è una preoccupazione diffusa per gli effetti dannosi che potrebbero provocare le soluzioni DRM nel comparto delle biblioteche, in quello degli archivi e nella comunità dell'informazione. L'uso eventuale di tecnologie DRM da parte dei detentori dei diritti sulle opere non è contemplato dalle leggi (..) Questa politica di controllo si scontra con i privilegi delle biblioteche, e insidia il diritto legittimo dell'accesso pubblico alla memoria". "Questa sarà una delle più importanti sfide per i prossimi anni", ha ammesso Field.

Google, ad esempio, pur criticata da molti editori per il suo servizio Print, collabora con alcuni di loro per lo sviluppo di una piattaforma di noleggio dei contenuti editoriali a pagamento, sempre però con dure limitazioni licenziatarie - il Wall Street Journal ha stimato tempi di prestito non superiori a una settimana.

Lo scontro fra gli editori e gli interessi del pubblico è sempre più acceso, e nelle ultime settimane ha visto persino il Vaticano schierarsi contro la libera circolazione dei testi papali. Insomma, secondo alcuni analisti il problema della portabilità dei diritti non sembra essere più solo una questione legislativa, ma ideologica. Le scelte che verranno fatte in questo campo condizioneranno l'accesso alla cultura.
Chi potrà permetterselo continuerà ad acquistare libri o diritti di lettura, gli altri rimarranno fuori e non potranno che affidarsi all'elusione delle leggi.

20 gennaio 2006

Untrusted/We Don't Trust You

C'è qualcuno che spera di poter anche in futuro disporre a proprio piacimento del PC e dei contenuti che acquista? Non è così. Per capire cosa ci aspetta nasce oggi Untrusted.

In alcuni PC che potete trovare sugli scaffali dei negozi in questi giorni è presente un chip crittografico chiamato TPM (Trusted Platform Module) o "Fritz Chip" (trovate un elenco aggiornato qui). Questo piccolo chip svolge una funzione apparentemente innocua: cifra e decifra "al volo" dei file (cioè programmi e documenti) e dei flussi di dati (cioè comunicazioni). L'effetto di questa operazione è che questi programmi, questi documenti e questi flussi di dati sono protetti da sguardi indiscreti e sono utilizzabili solo dal legittimo proprietario. Nulla di particolarmente nuovo: queste funzioni crittografiche sono già disponibili da tempo grazie a programmi come GNU Privacy Guard.

Ma allora, perché ne stiamo parlando? Perché, a dispetto di quello che potreste istintivamente pensare, il proprietario di molti programmi e molti documenti che si trovano sul vostro computer non siete voi. Il proprietario è l'azienda che ha prodotto questi programmi e questi documenti e che quindi detiene i diritti legali su di essi. Sì, avete capito bene: il proprietario della vostra copia di MS Office è Microsoft, non voi, anche se il file risiede sul vostro disco fisso ed anche se avete regolarmente acquistato e pagato questo materiale. Non solo: i documenti MS Word del vostro capufficio, quelli in cui vi ha imposto di vendere Bond Argentini alle vecchiette, pena il trasferimento a Lampedusa, appartengono al vostro capufficio, anche se in questo momento risiedono sul CD-ROM che vi siete portati a casa "per precauzione". Senza una apposita password che solo il vostro capufficio conosce, quei file sono illeggibili ed inutilizzabili quando si trovano fuori dalla rete aziendale. Anche le comunicazioni tra il vostro PC (cioè voi) e qualcun'altro (ad esempio il negozio online di musica in formato MP3) non appartengono a voi ma al negozio. Sarà il negozio a decidere se potete entrare, se potete acquistare un brano, se lo potete scaricare sul vostro disco e, soprattutto, se lo potete ascoltare con quel particolare programma. Sì, proprio quello che vi piace tanto perché scavalca ogni protezione software e permette di copiare il file all'infinito.

Queste sorprese sono la conseguenza del fatto che il chip crittografico è utilizzabile da qualunque programma che ne faccia richiesta al fine di proteggere se stesso, i propri documenti e le proprie comunicazioni. Come voi potete usare il Fritz Chip per proteggere la vostra macchina da accessi abusivi, ed i vostri documenti da usi che non gradite, anche i negozi di Internet ed i produttori di software, di musica e di film in formato digitale possono usare il Fritz Chip che risiede sul vostro PC per difendersi da voi e dai vostri comportamenti. Per la prima volta, un dispositivo tecnologico che voi avete regolarmente acquistato e pagato, lavora non per voi ma contro di voi. Questo dispositivo obbedisce agli ordini di una "entità", il vostro fornitore, che in tutti gli ordinamenti legali conosciuti viene definita "la controparte" quando si stila un contratto commerciali perché, per definizione, agisce proteggendo i propri interessi e disinteressandosi dei vostri. In termini più crudi, questo oggetto, che voi avete acquistato e pagato, lavora per il vostro naturale "nemico". Il vostro fornitore si è guadagnato il diritto di dirvi in faccia "We don't trust you". Che voi siate nella posizione di dire al vostro fornitore "I don't trust you, either", purtroppo, non è altrettanto vero.

Dopo una presentazione di questo tipo è normale che siate perplessi. Di sicuro state pensando:
"Ma dai! Non può essere! Ed anche se fosse, chi ci obbliga ad acquistare questi PC? E poi, dai, troveranno sicuramente il modo di craccare questa roba! Figuriamoci: siamo in Italia! Questa è la patria dei pirati!".

Purtroppo, non è così: entro breve tempo potremmo essere tutti quanti costretti ad acquistare sistemi di questo tipo perché senza di essi il software ed i documenti del nostro mondo non saranno più accessibili. Come se non bastasse, questi sistemi non possono essere craccati con le stesse tecniche usate, ad esempio, per craccare i DVD, perché non sono dispositivi software. I Fritz Chip sono elementi fisici che non possono essere craccati solo con la forza delle idee che si trovano cristallizzate in un programma.

La situazione è grave. Spiegare nei dettagli cosa sta succedendo e come si possa reagire a questo pericolo richiede tempo ed attenzione. Per questo motivo, a partire da questo numero, Punto Informatico pubblicherà una serie di articoli che esamineranno in dettaglio questo problema. Per il momento, tenete in mente un nome: "Trusted Computing". Ne sentirete parlare molto nei prossimi mesi.
Alessandro Bottoni

DDT e Canali di Ritorno

Un recente caso di monitoraggio di chi naviga nella rete ed accede a siti del governo americano ha riacceso l'interesse sull'impiego dei cookie http per il tracciamento delle attività delle persone. I cookie sono un argomento molto discusso, ma raramente dal punto di vista tecnico; per questo motivo la percezione dei rischi che la maggior parte delle persone ne ha, è molto imprecisa.

Semplificando, i cookie sono piccoli file (o record di un database, dipende dal browser che li gestisce) memorizzati nei personal computer in cui il server web a cui si ha accesso può leggere e scrivere informazioni, a futura memoria. Nascevano come mezzo per memorizzare informazioni allo scopo di migliorare l'user experience, permettendo ad esempio di non dover inserire password, di ritornare all'ultima pagina visitata o di offrire (vedi ad esempio Amazon.com) informazioni personalizzate agli utenti.
Ma i cookie sono anche utilizzabili (ed ampiamente utilizzati) per monitorare e profilare gli utenti; questo fatto è ormai noto, e per fortuna abbondano le utility per gestirli e renderli "inoffensivi". Anche un semplice uso attento delle funzionalità di base dei browser permette, utilizzandone le preferenze, di controllare e limitare l'uso dei cookie. I cookie, benché rappresentino un importante mezzo di raccolta di dati privati degli utenti, sono "oggetti" software, scritti (e cancellabili) sul disco del PC e neutralizzabili quindi con la massima semplicità. Certo solo da coloro che voglio preoccuparsi della propria privacy.... ma questo è un altro discorso.

Fintanto che le minacce per la privacy sono realizzate tramite strumenti software, per l'utente esistono sempre possibilità di portarle allo scoperto e di trovare soluzioni alternative, come i software Open Source. Quando pero' il problema si trasferisce nel firmware (bios di schede ed apparecchi) od addirittura nell'hardware (Pentium D) queste possibilità si riducono moltissimo o scompaiono del tutto. Solo in rarissimi casi esiste firmware alternativo Open Source e libero, vedi il caso del bios Cromwell della console Xbox, e non esiste affatto "Hardware Libero". E comunque poiché un firmware libero dovrebbe girare su un hardware progettato da altri, la DMCA e leggi simili sono pronte ad impedirlo o renderlo difficilissimo.

Si parla poi molto poco di altre e nuove possibilità di violazione della privacy degli utenti, che purtroppo aumentano continuamente di numero e di pericolosità; proviamo a giocare d'anticipo e descriverne una temibilissima, i canali di ritorno dei sintonizzatori televisivi.
Con la diffusione di massa delle nuove tecnologie di broadcast, come i ricevitori satellitari, ricevitori per il digitale terrestre e terminali cellulari per la videotelefonia DVB-H, il numero di oggetti di elettronica di consumo in grado di trasmettere dati su un canale di ritorno nascosto è letteralmente esploso, e presto essi entreranno in ogni casa ed in ogni tasca. Consideriamolo come un effetto della transizione verso una società connessa.

Ma cosa è un canale di ritorno? Un canale di ritorno, ma forse sarebbe meglio definirlo appunto un canale nascosto, è la possibilità per un apparecchio ricevente, come ad esempio un ricevitore per il digitale terrestre, di trasmettere le informazioni che raccoglie interagendo con gli utenti. Questo, con le tecnologie attuali, avviene solo per via telefonica utilizzando il modem incorporato nella maggior parte dei ricevitori satellitari e per il DTT. Non appena un innocuo ricevitore (innocuo se escludiamo il tipo di contenuti che può fornire) viene collegato al telefono per consentire l'acquisto di film od eventi on demand, il canale di ritorno è aperto, e può trasmettere (e trasmetterà) i nostri dati a discrezione del gestore del sistema.
Ad esempio i ricevitori DTT che implementano le specifiche MHP permettono al gestore del sistema di caricare via radio un programma interattivo sul ricevitore, eseguirlo e ricevere i risultati di questo programma tramite il canale di ritorno (telefonico, ADSL, GSM....). Sono gli stessi ricevitori venduti a milioni grazie anche ai finanziamento pubblici ed alla pubblicità martellante.

Una mega-AUDITEL che controlli ogni singolo click di qualsiasi utente, non solo del campione Auditel, è la prima cosa che vene in mente, il Grande Fratello è la seconda. Anche Orwell aveva immaginato un mondo in cui il tecnocontrollo si attuava tramite la televisione, ma nemmeno il Grande Fratello in persona avrebbe potuto sognare una cosa come i canali di ritorno degli apparati televisivi.
C'è speranza che le aziende che gestiscono e gestiranno tutto questo siano in grado di autoregolamentarsi? Fatti accaduti anche di recente, ultimo il caso Sony/BMG, mostrano quanto le aziende abbiano a cuore gli interessi dei consumatori. Le aziende non sono in grado di autoregolamentarsi, non sono fatte per questo. Se avranno in mano un mezzo di questa potenza lo useranno al massimo delle loro possibilità.

Un intervento legislativo in questo senso è indispensabile, appropriato ed ancora tempestivo. L'Autorità Garante della Privacy riterrà magari di intervenire in maniera propositiva verso il governo? I politici, oggi in piena campagna elettorale, se ne prenderanno carico?

18 gennaio 2006

Notizie dal Mondo Digitale

La Francia ripensa al P2P

Il governo Francese, dopo aver ritirato il progetto di legge pro-P2P ne introduce un altro, più rigido del precedente, ma innovativo in ambito internazionale.
Questi i punti principali:
  • Mitigate le sanzioni: 150 € per chi venisse colto a copiare contenuti protetti da un originale.
  • Diventa possibile la copia privata, anche più di una (pare fino a 5) in ambito familiare.
  • Non punibili le violazioni delle protezioni (DRM - Digital Rights Management) per la copia o il trasferimento di file legalmente scaricati dal Web.
  • Condanna per uso illegale le attività di download e condivisione non autorizzata di contenuti protetti dal diritto d'autore tramite sistemi di File Sharing.
  • Sostanziale separazione tra chi utilizza i sistemi di File Sharing per finalità di lucro e chi lo fa solo per scopo personale e privato.

Nello specifico dell'ultimo punto, i "professionisti" del File Sharing rischierebbero fino a 3 anni di carcere e multe altissime fino ai 300mila €. Altre ma comunque alte le sanzioni per chi cercasse di lucrare sulla cessione di manuali per crackare i sistemi DRM.
Per chi invece utilizzasse questi sistemi per uso privato sono previsti sistemi di diffida tramite mail qualora si violassero contenuti protetti (sistemi di avvertimento che vedrebbero quindi coinvolti i provider per fornire gli indirizzi mail degli utenti). In caso di continuata attività l'utente sarebbe ricevuto da un avvertimento mezzo posta tradizionale (ancora con l'aiuto del provider). Infine, se continuasse ancora l'attività sarebbe comminata una multa all'utente compresa tra i 300 e i 1550 €.

In definitiva la proposta di legge appare molto più moderna e all'avanguardia di quella di qualsiasi altro paese, sopratutto se confrontata con il regime penale per la condivisione varato dall'Italia.


Raccolta Fondi per la Mamma Pirata

L'ennesima vittima delle politiche antipirateria praticate da
RIAA e MPAA.
Una donna americana, Patti Santangelo, 43 anni, divorziata e madre di 5 figli. Accusata dalle major per il download illecito di alcuni brani musicali.
La donna nega la propria colpevolezza, e i giudici (ad un primo parere) sembrano darle ragione giudicandola "neanche in grado di accendere un computer", ma vittima dell'azione irresponsabile di uno dei figli.
P2Pnet e Boingboing, due famose community per il File Sharing concordano un'iniziativa per raccogliere liberamente fondi a favore di questa madre e di altre come loro. Fight Goliath è il nome del sito web che si occupa della raccolta fondi.
Un'operazione che va oltre la semplice solidarietà, che mira a sostenere "milioni di persone che usano i sistemi di file sharing a loro rischio e pericolo", lo spettro delle major, "intenzionate a scaricare la colpa dei loro fallimenti sulla pirateria", nelle parole di Newton è "dovunque", come sostiene Jon Newton, direttore di P2Pnet e promotore dell'iniziativa.

RIAA continua nel frattempo a bombardare migliaia di utenti con denunce e richieste di risarcimento danni. A volte, come testimonia Patti Santangelo, "arrivano a ricattare, richiedendo ingenti somme di denaro", sempre più grandi, "per evitare ulteriori procedimenti legali".

14 gennaio 2006

La Fine delle Risorse Terrestri

Tratto dal sito di Beppe Grillo

Ho chiesto a Lester Brown, uno dei più importanti analisti dell'ambiente, fondatore del Worldwatch Institute, e definito dal Washington Post: "uno dei più influenti pensatori del mondo", delle previsioni su quello che ci aspetta.
Ecco la sua risposta (preoccupante, belin!):


" Mentre stiamo entrando in un nuovo anno, vorrei riflettere su come la nostra economia globalizzata sia giunta, dal punto di vista ambientale, ad una soglia oltre la quale non sia più sostenibile dalla Terra. Mentre tutto questo è sempre stato ben chiaro agli ecologisti, quanto sta accadendo n Cina lo ha chiarito anche agli economisti.

La Cina ha superato abbondantemente gli Stati Uniti nel consumo di tutta una serie di risorse di base, come il grano, la carne, il carbone, l'acciaio con la sola eccezione del petrolio. Qualora l'economia cinese dovesse continuare ad espandersi al ritmo dell' 8 per cento l'anno, il reddito per abitante raggiungerà quello americano nel 2031.
A quel punto i cinesi, che saranno oltre un miliardo e quattrocentocinquanta milioni, consumeranno risorse quali petrolio e carta in quantità ben maggiori di quanto il mondo non ne stia producendo al momento.
Si rischia l'esaurimento del petrolio e delle foreste a livello mondiale.
Il modello economico occidentale - basato su carbone, benzina, automobile, rifiuti - non funzionerà in Cina. E se non funzionerà in Cina non funzionerà neanche in India che, nel 2031, avrà una popolazione ancor più importante di quella cinese. Ne tantomeno funzionerà per gli altri tre miliardi di abitanti dei Paesi in via di sviluppo che puntano anch'essi all' "american dream".

Ciò è tanto più vero per le economie dei paesi sviluppati che si troveranno a dover agire in un mondo sempre più integrato, nel quale dovranno anch'esse competere per gli stessi petrolio, grano ed acciaio.
La sostenibilità dello sviluppo economico dipende dunque dal passaggio ad un modello economico basato sull'energia rinnovabile, sul riciclo e sul riuso dei materiali nonché su un sistema diversificato di trasporto.
"Business as usual" - il piano A - non ci può condurre verso il futuro al quale vogliamo puntare.

E' il momento di passare al piano B, e di incominciare a costruire una nuova economia ed un nuovo mondo.
Il piano B si compone di tre parti:
1. una ristrutturazione dell'economia globale in modo da consentire lasostenibilità della nostra civiltà
2. un gigantesco sforzo per sradicare la povertà, stabilizzare la crescitadella popolazione, riportare la speranza
3. un enorme sforzo per ridare un equilibrio al sistema terrestre.

Esempi di questo nuovo modello possono essere visti nelle fattorie alimentate ad energia eolica, in Europa, nei tetti giapponesi tappezzati di pannelli solari, nella quantità in rapida crescita di macchine ibride negli Stati Uniti, nella riforestazione in Corea del Sud, e nelle strade dedicate alle biciclette di Amsterdam.

Praticamente tutto ciò che ci serve per costruire il nuovo modello economico è stato fatto, o abbozzato, in uno o più Paesi.
Tutte queste considerazioni sono state approfondite e discusse nel mio nuovo libro: "Plan B 2.0", che può essere liberamente scaricato a www.earth-policy.org".

Les Brown

Cominciamo a preoccuparci?

12 gennaio 2006

Finalmente!

Finalmente qualcosa sta cambiando!
Finalmente si può cominciare a prendere coscienza dei propri ruoli e delle proprie responsabilità!

Il Meetup Beppe Grillo di Trieste è riuscito ad incontrare ufficialmente i due prossimi candidati a sindaco di Trieste.
Dopo il colloquio di lavoro, prima che venisse loro affidato qualunque incarico (le elezioni), hanno ottenuto dai due candidati, Rosato e Dipiazza, la sottoscrizione di un documento nel quale affermano di essere consapevoli del loro status di dipendenti dei cittadini di Trieste e nel quale si impegnano, qualora eletti ad essere al servizio dei cittadini del comune.
Una ventata di aria fresca!

Mostly Free

Ancora una Volta Mostly Free.
Per l'ennesima volta il nostro Paese viene considerato abbastanza libero, parzialmente libero.
Semi-Libero.
Evidentemente non ci basta mai, o almeno i nostri dipendenti non si vergognano minimamente di quella che è la reputazione dell'Italia agli occhi del resto del mondo.
Ma andiamo con ordine.

Nel 2005 Freedom House pubblica la graduatoria della Libertà di Stampa nel Mondo (è ormai cosa risaputa), collocandoci come paese Semi-Libero, insieme alla Turchia.
Ma i dati pubblicati da Freedom House (elaborati dalla Berkeley Universitiy) non riguardano solo la Libertà di Stampa.

Ecco gli altri dati che da pochi sono stati resi noti, forse perchè ancor più vergognosi.

Nel 2006 un rapporto congiunto pubblicato dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundation ci colloca al 42° posto nella Classifica Mondiale della Libertà Economica.
I parametri che si considerano sono i seguenti:
protezione dei diritti di proprietà, regime normativo, pressione fiscale, politica fiscale, grado di intervento pubblico nell'economia, politica monetaria, economia sommersa e politiche commerciali.
E questo è quello che si legge nella pagina riguardante il rapporto sull'Italia:

The May 2001 election of Prime Minister Silvio Berlusconi seemed to give Italy a chance to advance economic reforms, but little has been done. The state's huge pension liabilities, labor market rigidities, and bureaucratic burdens remain unaddressed, and cuts in individual income taxes have been minuscule. Italian law forces large firms in effect to take on workers for life, since dismissing employees remains difficult. The European Commission has repeatedly warned Italy to open up its credit market, yet in 2005, the central bank opposed bids by two foreign institutions to buy Italian banks. A subsequent scandal erupted over allegations of collusion between the central bank governor and the Italian banks. Italian competitiveness has declined on international markets. The economy has underperformed the rest of the euro zone throughout the past half-decade. In 2004, GDP grew by only 1.2 percent, public debt remained at 106 percent of GDP, and unemployment was a relatively high 8.1 percent. Population is stagnant. In April 2005, Berlusconi's center–right coalition was trounced in regional elections, losing 12 of 14 contests, and Berlusconi was forced to form a new government more committed to helping the country's poorer southern region and to decreasing corporate taxes than to implementing Berlusconi's previously promised cuts in the income tax. It therefore seems unlikely that this new government will fare much better than the last one did. Italy's fiscal burden of government score is 0.3 point better this year; however, its banking and finance score and property rights score are both 1 point worse, and its informal market score is 0.5 point worse. As a result, Italy's overall score is 0.22 point worse this year.

In poche parole questo è il riassunto della disastrosa politica economica dell'attuale governo, che ha anzi disattesso tutte le previsioni come si legge proprio all'inizio del testo.
Ancora una volta veniamo giudicati parzialmente liberi.

Ma non finisce qui.

Questo grafico è frutto di un'indagine svolta dalla Casaleggio Associati utilizzando i dati raccolti da Technorati, una delle più grandi Blog Directory mondiali.
Ebbene, questa indagine ci mostra una cosa molto chiara e semplice, ed in definitiva molto desolante per il nostro Paese.
L'indice di fiducia e quindi l'attendibilità dei Nostri Media e dei Nostri Blog.

Nella rete sono il numero di link ad un determinato sito (o Blog) che determinano la sua attendibilità:in poche parole si è ritenuti credibili quando si è, se si è, citati tramite un link.
Attualmente l'autorevolezza dei Blog sta crescendo in assoluto e rispetto ai Media tradizionali: canali televisivi, giornali e altro. Si ipotizza già che tra due/tre anni le classifiche basate sull'autorevolezza saranno dominate dai Blog.
Il fatto desolante è che a livello mondiale i Media tradizionali italiani sono completamente ignorati. L'unico Blog Italiano che compare tra i primi 100 Blog del mondo è quello dell'intramontabile Beppe Grillo, che svolge opera d'informazione a 360° gradi, pur rimanendo un comico!

Se poi analizziamo la stessa situazione limitata ai soli Siti e Blog Italiani ci accorgiamo come la situazione possa considerarsi tutto sommato migliore.
Sono infatti i Blog a fare la parte del leone, e le versioni on-line dei Media tradizionali seguono lasciando alle ultime fila quella parte di stampa maggiormente controllata dalla politica.

Si evince come i Blog differiscano dai media tradizionali in quasi tutto, ma sopratutto sono palesi le differenze più importanti: l'interazione con il pubblico, la scissione del binomio editore/giornalista, la possibilità di pubblicare (quindi) contenuti senza essere soggetti a controlli preventivi, il declino del Copyright a favore di contenuti riproducibili in tutto, o in parte.

Un grande personaggio Italiano, famoso per le sue canzoni, per le sue storie, per le sue rappresentazioni teatrali della vita comune, cantava:
"Io non mi sento Italiano, ma per fotuna o purtroppo lo sono".

09 gennaio 2006

La Libertà del Blogger

La maggiore softwarehouse del mondo, Microsoft, ha deciso di bloccare le pagine web di un blog ospitato sul proprio servizio di blogging offerto agli utenti cinesi: una censura richiesta dalle autorità di Pechino secondo cui quello spazio web trattava temi illegali, questioni come democrazia o diritti civili.

In particolare, il blog di An Ti by Zhao Jing è incorso nella censura dopo aver pubblicato alcune notizie attorno alla recente mobilitazione dei lavoratori di un quotidiano di Pechino, una diffusione di informazioni sgradite al regime e quindi vietate.


Brooke Richardson, dirigente della divisione MSN di Microsoft, ha confermato che l'ordine di censurare il sito è giunto dal governo pechinese. "Quando operiamo all'estero, dobbiamo assicurarci che il nostro servizio sia in linea con le leggi internazionali ma anche con le norme e leggi locali".


Non è un caso che il servizio di hosting dei blog offerto da MSN in Cina, alla stregua di quelli offerti dai propri competitor, occidentali e non, metta al bando una serie di temi e persino di parole: il termine "democrazia", ad esempio, non può essere usato liberamente, così come la locuzione "diritti umani". Disposizioni che sono richieste dalle autorità cinesi alle società occidentali che vogliano operare su quel mercato.

L'organizzazione internazionale dei giornalisti
Reporters Sans Frontières (RSF) ha stigmatizzato la censura che, come le altre già documentate in passato da parte di vari attori dello scenario tecnologico internazionale che operano in Cina, secondo RSF "violano la libertà di espressione così come definita nella Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo, proclamata dalle Nazioni Unite all'atto della sua fondazione e che si applica a tutti, comprese le corporation".

Le critiche che in questi giorni stanno assediando Microsoft ricordano da vicino quelle che hanno travolto Yahoo! nei mesi scorsi, quando la stessa RSF rese noto come i log degli accessi forniti da Yahoo! al regime cinese hanno consentito alle autorità pechinesi di condannare a 10 anni di carcere un giornalista che aveva osato elevare critiche a Pechino sfruttando i servizi della celebre net company americana.


Gran Serata per un'Altra TV

Sabina Guzzanti
Gran Serata Per Un'Altra TV


DOMENICA 15 GENNAIO H. 21:00
Teatro Ambra Jovinelli
via G. Pepe 43 Roma

INGRESSO LIBERO
fino ad esaurimento posti

Partirà la campagna di raccolta delle firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma del settore audiovisivo.


Per:
Dare all'Italia un servizio pubblico al servizio dei cittadini
Sottrarre la RAI all'ingerenza dei politici
Liberarci dalla censura
Rompere la morsa del conflitto d'interessi
Aprire un mercato soffocato dal duopolio RAI-Mediaset

PDF del testo della legge popolare che verrà presentato.

Comitato per un'altra TV
via del Gesù 56, Roma

07 gennaio 2006

Il Mondo in Ansia per le Condizioni Critiche di Ariel Sharon

Ma davvero il mondo è in ansia?
Volendo passare oltre le dichiarazioni di facciata, che sono obbligatorie in un momento come questo, mi sono chiesto se io fossi in agitazione, se qualcun altro fosse in agitazione per le condizioni di salute del Primo Ministro d'Israele.

La risposta è no, non lo sono.
E il perchè è facile da individuare.

Chi è Ariel Sharon se non il responsabile indiretto del massacro di Sabra e Shatila (secondo la commissione di inchiesta interna israeliana Kahan), avvenuto tra il 16 e il 18 settembre del 1982.


Sabra e Shatila sono due campi di rifugiati palestinesi alla periferia di Beirut, in Libano. Dove, per opera delle milizie cristiane libanesi fu compiuto il massacro di circa 2750 persone (secondo dati ufficiali della croce Rossa), a cui vanno aggiunti i corpi nelle fosse comuni, quelli restati sotto le macerie e i deportati mai più tornati. È opinione comune degli esperti internazionali che le vittime siano state tra le 3.000 e le 3.500, il tutto in sole 40 ore.
Anche in questa occasione ritroviamo la "partecipazione", seppur indiretta, velata, d'Israele.
Israele infatti sostenne militarmente con armi e addestramenti speciali, la comunità cristiana dei maroniti e l'Esercito del Sud-Libano (cristiano) di Sa'd Haddad contro l'OLP e le forze armate siriane. Ariel Sharon era l'allora ministro della difesa.

La situazione di tensione internazionale che si venne a creare causò la morte di oltre 3000 profughi palestinesi, per lo più civili.

Per approfondimenti vi rimando a:

Dopo la Strage, le Nazioni Unite hanno condannato il massacro con la risoluzione 521 del 19 settembre 1982.
L' 8/2/1983, la commissione d’inchiesta istituita dalle autorità israeliane e presieduta da Itzhak Kahan e composta da un altro magistrato, Aharon Barak, e dal generale di divisione Yona Ephrat, giunge alla conclusione che il diretto responsabile dei massacri era stato Elias Hobeika, nemico giurato dei palestinesi sin dall’inizio della guerra civile in Libano (1975-1990).
La stessa commissione però ammette indirettamente la responsabilità nel massacro (se non altro per non averlo saputo prevenire né troncare mentre era ancora in corso) dell'allora ministro della difesa israeliana Ariel Sharon (sostituito da Moshe Arens) e dei comandi militari della forza d'invasione in Libano e, in special modo, del gen. Raphael Eytan, capo di Stato Maggiore, e del gen. Amos Yaron, comandante delle forze israeliane nella regione di Beirut (trasferito all'Ufficio degli effettivi presso lo Stato Maggiore).
A tutt'oggi questa è l'unica inchiesta ufficiale aperta sulla strage.
Elias Hobeika, dopo la fine della guerra, nel 1990, è stato nominato ministro senza portafoglio nel governo di Omar Karami. Il 6 giugno 1991, è uno dei 40 deputati di nomina governativa che sono entrati a far parte del Parlamento Libanese. Nel 1992, Elias Hobeika è stato eletto deputato e lo stesso anno è stato nominato ministro per gli affari sociali nel primo governo del premier Rafiq Hariri. Fu poi rieletto nel 1996, e nominato ministro per le risorse idriche ed elettriche (comparto strategico in quell'area), carica che ha ricoperto sino alla fine del 1999.
Nel giugno del 2001 la Corte di Cassazione belga, apre il processo su Sabra e Shatila in base alla legge del 1993, che assegna competenza universale ai tribunali belgi per i crimini di guerra e contro l'umanità commessi ovunque nel mondo. È chiamato a testimoniare sui rapporti che intercorrevano fra i falangisti e gli israeliani Elias Hobeika, ritenuto il responsabile materiale dell´eccidio.
Il 24 gennaio 2002 Elias Hobeika muore a Beirut in un attentato. Meno di 36 ore prima di saltare in aria con la sua Jaguar blindata, Hobeika aveva avuto un incontro "confidenziale" con due senatori belgi e si era detto pronto a fare rivelazioni sui massacri di Sabra e Shatila e sui rapporti che aveva avuto durante quei giorni con i generali israeliani che dipendevano dal ministro della difesa israeliana: Ariel Sharon.

Questo è un motivo per cui non sono in ansia per le condizioni critiche del Premier Israeliano Ariel Sharon.

06 gennaio 2006

Lettera al Presidente degli USA da un Iracheno

Mentre c'è profonda preoccupazione sulla possibilità di guerra civile, il dibattito comune a tutti i gruppi attualmente in Iraq è la mancanza di infrastrutture, elettricità, carburanti, acqua potabile, servizi sanitari, servizi educativi, e l'estesa disoccupazione.

Disoccupazione non significa che i giovani non abbiano un lavoro, perché è difficile che troviate un giovane seduto nelle sua casa. Invece, vendono sigarette, per esempio, o fanno lavori come i guidatori di taxi o entrano nel commercio di armi, etc. Questo modo di vivere non migliorerà l'Iraq.

Voglio chiedere al signor Bush... Lei pensa che l'Iran sia un paese democratico? Un paese con libertà? Lo pensa?

Se la sua risposta è sì, allora possiamo capire cosa stia accadendo nel nostro paese.

Ma se la risposta è no, allora mi lasci chiederle di nuovo... lei è forse folle? (Mi perdoni).

Perché adesso lei ha lasciato che quelle persone e i loro sostenitori abbiano il potere e ci trascinino indietro di 100 anni.

Lei lo sa, signor Bush, che gli studenti sciiti nelle università irachene stanno facendo queste autopunizioni di massa: marce piangenti sui campus universitari anziché fare ricerche utili? E' felice di questo, signor Bush? Ebbene, noi non lo siamo.

Io non sono contro gli Sciiti, poiché essi sono miei amici e miei vicini. Ma sono contro questa stupida ideologia portataci in questo 21° secolo da ere precedenti e sostenuta dai capi dei fondamentalisti islamici, i quali vogliono che le persone continuino a seguirli per sempre.

Sono esattamente gli stessi che vogliono smembrare il corpo iracheno a pezzi in modo che possano comandarlo a modo loro, o dovrei dire a modo iraniano? E' lo stesso.

Ebbene, signor Bush, dovrei dirle che le sue truppe hanno invaso l'Iraq in tre settimane. Ma è stato facile per lei, perché molti Iracheni, incluso me stesso, le credevano. Diciamo che avevamo un sogno. Credevamo che le ci stesse per portare alla vera libertà.

E mentre sto scrivendo una visione mi è balenata in mente, allontanando questi bei sogni speranzosi. Ho perduto quel sogno che ebbi sin da quando vidi per la prima volta un soldato americano con i miei occhi, e seppi che se n'era andata l'era di Saddam; l'era della guerra, l'era delle sanzioni e della sofferenza.

In questo momento, vorrei che la sua era non fosse giunta. A causa sua, siamo stati testimoni di giorni orribili ed il futuro è buio.

Signor Bush, sappia che la polizia irachena o l'esercito iracheno non si stanno occupando dei cittadini iracheni come ci si dovrebbe occupare dei cittadini. Li umiliano, li insultano a parole e puntano le loro armi da fuoco verso la gente senza ragione. Hanno limitato tutto nelle nostre vite; hanno limitato le nostre strade, hanno limitato la nostra libertà di andare nelle strade dopo le 8 di sera, hanno limitato la nostra percezione di sicurezza, hanno limitato le nostre speranze, i nostri sogni e la nostra vita sociale.

Lo sa che il governo da lei installato ha aumentato i prezzi del carburante di cinque volte? Questo non ha fornito un minimo di potere al popolo e non ha distribuito l'acqua (che pure non è potabile. In aggiunta, negli ultimi giorni, l'acqua non è stata disponibile neppure a Baghdad, la capitale dell'Iraq).

Signor Bush, lei deve essere fiero del suo nuovo esempio di democrazia in Medio Oriente. Mi lasci assicurarle che oggi non c'è nessuno al mondo che vorrebbe essere nel suo esempio di democrazia, e che non un solo paese vuole essere come l'Iraq. Lo sa perché? Perché Lei hai trasformato le nostre vite in una serie apparentemente infinita di crisi e la nostra sofferenza dura giorno e notte.

Infine, nulla sembra positivo adesso, dopo i fraudolenti scrutini delle ultimi elezioni. Dopotutto, i principali vincitori sono l'Iran e i Curdi. Dunque può andare, e ben dormire questa notte.

Firma:Un cittadino iracheno che crede nella libertà e nella democrazia, e che le desidera ardentemente.

Data: 31 dicembre 2005

Tratto da:

Notizie che Non Conosciamo 2

Aahh...i TG Italiani! Quanta informazione ci danno i nostri TG!

Dopo tutti quei bei servizi su George Weah, ex bomber del Milan, un outsider della politica che prospettava la rinascita della Liberia, e dell'intero continente africano.
Per almeno una settimana se ne è parlato: poi il silenzio.
Proprio quando sarebbe dovuta uscire la notizia più importante la televisione ha pensato bene di tacere.
Qualcuno sa come sono finite le elezioni?

No, chiaramente. C'erano notizie più importanti da trasmettere.
Quali?

Quanto e cosa gli Italiani hanno bevuto nelle festività...
Quanto e cosa gli Italiani hanno mangiato nelle festività...
Quanto e cosa gli Italiani hanno acquistato nelle festività...
Quanto e cosa gli Italiani compreranno durante i prossimi saldi...
Quanto e cosa gli Italiani hanno raccontato su Babbo Natale ai loro figli...
Quanto e per chi l'Inter spenderà nel prossimo Calciomercato...
Dove e perchè i nostri amati VIP passeranno le festività...
Quanto e cosa ha detto il Premier nel discorso di fine anno (e non voglio nemmeno
commentare, basta solo andare sul sito del TG4 e constatare che l'unica notizia riportata è...)...

Ma il problema non è tanto questo, questa ormai è la normalità nel nostro paese (e alcuni ancora si interrogano sul perchè Freedom House ci ha collocato al 77° posto nel mondo come libertà d'informazione...), quanto piuttosto che la tv ha taciuto una delle notizie più importanti: per la prima volta nella storia, l'Africa ha un presidente donna.
Ellen Johnson Sirleaf ha battuto George Weah ed è ora presidente della Liberia. E pensare che c'è ancora gente che crede di potersi informare semplicemente guardando un telegiornale.
Almeno sui quotidiani cartacei la notiziola è uscita.

In tv solo un accenno, su un solo TG.
E decine di servizi demenziali ed inutili.

Notizie che Non Conosciamo 1

Una pensionata di 78 anni, residente a San Cesareo (provincia di Roma) non ha visto aumentare la propria pensione fino a 516 euro, come promesso dal Premier Silvio Berlusconi, ma se l'è vista ribassare.
Ha quindi intentato una causa e il Premier è stato invitato a comparire in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Roma il prossimo 28 febbraio: lo rende noto l'Italia dei Valori, movimento di Antonio di Pietro e la Lista Consumatori (che si presenteranno insieme alle elezioni).
In una conferenza stampa Di Pietro e il portavoce della Lista Consumatori Carlo Rienzi, spiegheranno "tutti i dettagli dell'iniziativa legale e le ragioni giuridiche" di questa iniziativa che "presto sarà estesa a tutta Italia". Il movimento di Di Pietro riferisce inoltre che sono stati citati come testimoni il ministro Roberto Maroni e il giornalista Bruno Vespa.
"Seguirà una festa per i pensionati delusi e massacrati dal carovita - sottolinea un comunicato - festa caratterizzata da una riffa durante la quale verranno regalati 100 presepi di cioccolata".

23 dicembre 2005

Le Dimissioni di Fazio

Finalmente si è dimesso.
Dopo mesi di "forti" ingerenze da parte del governo, di ingerenze di altro genere da parte di altri organismi politici, di ingerenze da parte di tutti, ma sopratutto per "altre cause" di cui non ci è datodi sapere (altrimenti non si spiegherebbe questo exploit..), finalmente Antonio Fazio si è dimesso.

Un estratto del comunicato di BankItalia:
"Il governatore ha rassegnato oggi le proprie dimissioni nelle mani del consigliere anziano. Esse verranno presentate al consiglio superiore nell'ordinaria riunione di domani. La decisione autonomamente assunta con tranquilla coscienza, è volta a riportare serenità nel superiore interesse del paese e della banca d'Italia".

Reazioni.

"Per il Governatore stima, simpatia e solidarietà."

"Il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio ha dimostrato un alto senso delle istituzioni in coerenza con la sua riconosciuta onestà intellettuale e morale."

"Me le aspettavo. E' stato un gesto di grande serietà e responsabilità. Ringrazio Fazio per la sua probità e i suoi comportamenti, ma da come si sono sviluppate le situazioni era necessario che facesse un passo indietro."

"Temevo che per mandare fuori da palazzo Koch il governatore Fazio ci volessero i caschi blu."

"Noi qualche obiettivo comunque, a differenza dei nostri dipendenti, lo abbiamo raggiunto:un po’ in ritardo, ma Fazio si è tolto dalle p..e !"


Se state pensando che le prime dichiarazioni appertangano a quelche comico, e le ultime due a qualche personalità politica del nostro paese..
Niente di più sbagliato.

Le prime 4 dichiarazioni sono tratte dal sito di La Repubblica, e appartengono nell'ordine a
Rocco Buttiglione
Sandro Bondi
Silvio Berlusconi
Daniele Capezzone
L'ultima è tratta dal Blog di Beppe Grillo.

I nostri dipendenti lo elogiano!
Dopo tutto quello che è accaduto...
Fortuna che c'è ancora qualcuno che non si vergogna di ammettere la realtà..

 
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